Iter e principali caratteristiche di progetto del data center di Cesate
L’iter procedurale del data center di Cesate ha inizio con la presentazione della proposta di Piano Attuativo (P.A. n. 02/25) in data 23 settembre 2025 da parte del Soggetto Attuatore (XDC Properties Aster s.r.l.). La proposta riguarda un Ambito di Trasformazione Unitario (denominato Ti1-Ti2-Ti6-Ti7) situato in via Ruggero Leoncavallo. Il percorso autorizzativo ha previsto diversi passaggi chiave:
- Verifica di Assoggettabilità a VAS: Conclusasi con un Decreto di non assoggettabilità emesso il 23 febbraio 2026, motivato dalla conformità del piano al PGT vigente e dall’assenza di ulteriori impatti significativi non già considerati.
- Commissione per il Paesaggio: L’organo istituito presso il Parco delle Groane ha espresso pareri sospensivi (dicembre 2025 e luglio 2026), suggerendo modifiche morfologiche all’edificio. La valutazione definitiva di questi aspetti è stata rinviata alla fase di rilascio del titolo abilitativo a costruire.
- Connessione Elettrica: Il 26 giugno 2026 la Provincia di Monza e Brianza ha rilasciato l’Autorizzazione Unica per la realizzazione di un elettrodotto in alta tensione (132 kV) al servizio della struttura.
- Adozione del Piano: Formalizzata con la Delibera di Giunta Comunale n. 72 del 29 luglio 2026.
Caratteristiche tecniche del progetto:
- Localizzazione: Area di confine tra tessuto urbanizzato e agricolo, adiacente al Parco delle Groane.
- Dimensioni: Superficie territoriale di 67 246 mq. La superficie lorda (SL) di progetto è di 33 724 mq (di cui 3.724 mq funzionali aggiuntivi).
- Morfologia: Il complesso è un’unità funzionale unica composta da un edificio uffici di 4 piani con facciate vetrate e un corpo data center di 2 piani (altezza interpiano 8.8 m).
- Altezza: L’edificio raggiunge circa 19.30 metri, rendendo necessaria una deroga al limite di 13 metri previsto dal PGT per ospitare i necessari impianti tecnici.
- Potenza e Impianti: La struttura è progettata per una potenza IT di 72 MW (con un blocco principale da 12 MW). Include una sottostazione elettrica, gruppi elettrogeni di emergenza a gasolio schermati acusticamente e sistemi di raffreddamento efficienti.
- Sostenibilità e Verde: Prevista una fascia verde perimetrale, un parco pubblico con pista ciclabile (area in cessione di 11 920 mq), pensiline fotovoltaiche e l’uso di specie autoctone.
Principali criticità ambientali
Nel progetto di Cesate si riscontrano le tipiche criticità legate alla realizzazione dei Data Center:
- Consumo di suolo: L’intervento avviene su aree attualmente agricole (seminativi semplici). Sebbene l’area sia prevista come ambito di trasformazione dal PGT, Legambiente contesta il principio di urbanizzare aree libere anziché rigenerare il costruito.
- Infrastruttura elettrica: Previsto un collegamento in alta tensione (132 kV), autorizzato dalla Provincia di Monza e Brianza, che comporta impatti territoriali.
- Consumo di risorse: Con una potenza di 72 MW, Cesate rientra nella categoria di grandi consumatori energetici e idrici tipici del settore.
- Vicinanza a zone sensibili: Il sito è adiacente al Parco delle Groane e vicino a Siti Natura 2000 (ZSC Pineta di Cesate), potendo causare frammentazione ecologica;
- Consumo di gasolio e produzione localizzata di inquinanti e CO2 da parte dei generatori elettrici ausiliari;
- Congruenza del progetto di Cesate con la Legge Regionale 11/2026
La LR 11/2026 stabilisce criteri precisi per i centri dati con potenza superiore a 5 MW.
Punti di congruenza:
- Oneri di urbanizzazione: Il Soggetto Attuatore ha accettato la maggiorazione del 100% degli oneri (urbanizzazione primaria e standard funzionale) prevista dall’art. 5 comma 4 per interventi su aree di fatto agricole, portando versamenti aggiuntivi per oltre 1.1 milioni di euro.
- Rilevanza sovracomunale: Avendo una potenza superiore a 10 MW, il progetto è trattato come di rilevanza sovracomunale, attivando procedure di concertazione con la Città Metropolitana.
- Compensazioni: Il progetto prevede misure di mitigazione e compensazione paesaggistica ed ecologica in linea con l’art. 1 comma 1, lett. b).
Punti di potenziale criticità o incoerenza:
- Priorità insediative (Art. 2): La legge indica come priorità l’insediamento in aree rigenerate, dismesse o degradate. Cesate, insistendo su suolo agricolo, non segue la priorità principale, pur essendo legittimato dal PGT.
- Efficienza idrica: L’art. 2 comma 1 lett. d) richiede di escludere prelievi da acque sotterranee potabili per il raffreddamento. La documentazione di Cesate cita l’uso di impianti meccanici efficienti, ma gli approfondimenti quantitativi sui prelievi idrici sono stati rinviati alle fasi successive.
- Conformità PGT e deroga all’altezza
L’adozione del Piano Attuativo del data center di Cesate tramite Delibera di Giunta, anziché di Consiglio, è motivata dalla piena conformità dello strumento attuativo rispetto alle previsioni del Piano di Governo del Territorio (PGT) vigente.
Ecco i dettagli tecnico-giuridici che giustificano tale procedura, inclusa la gestione della deroga alle altezze:
Conformità al PGT e competenza della Giunta
Secondo la legislazione regionale (LR 12/2005), i piani attuativi che risultano coerenti con le previsioni del PGT non richiedono una variante urbanistica e rientrano dunque nelle competenze gestionali ed esecutive della Giunta Comunale. Nel caso di Cesate, la proposta è stata ritenuta conforme alla variante di PGT approvata nel 2024, la quale già individuava l’area di via Ruggero Leoncavallo come un Ambito di Trasformazione Unitario (Ti1-Ti2-Ti6-Ti7) destinato ad attività produttive e terziarie ad alta tecnologia.
La deroga all’altezza: un’opzione già prevista
Il superamento del limite di altezza di 13 metri (il progetto prevede circa 19.30 metri) non ha richiesto una delibera di Consiglio poiché la possibilità di deroga era già stata normata e autorizzata dal PGT stesso all’interno della specifica “scheda d’ambito” dell’area.
- Previsione originaria: La scheda urbanistica del PGT stabilisce espressamente che per la destinazione d’uso “Data Center” (GF 3.4) è possibile concedere una deroga all’altezza massima di 13 metri.
- Condizione della deroga: Il PGT subordina tale concessione alla condizione che la necessità sia “adeguatamente motivata e giustificata in sede di Piano Attuativo tramite dettagli di progetto grafici esaustivi”.
Motivazioni tecniche presentate nel Piano
Il Soggetto Attuatore ha inserito nel Piano Attuativo le giustificazioni tecniche richieste per attivare la deroga prevista dal PGT:
- Esigenze impiantistiche: Il funzionamento delle sale dati richiede locali tecnici e controsoffitti di altezza elevata per alloggiare le componenti indispensabili (raffreddamento, cablaggi, infrastrutture elettriche).
- Sviluppo volumetrico: L’altezza è necessaria per consentire lo sviluppo della Superficie Lorda (SL) totale prevista dal Documento di Piano (30 000 mq aggiuntivi per i data center) mantenendo le caratteristiche morfologiche richieste per questa tipologia di edifici.
Valutazione della Commissione per il Paesaggio
Sebbene la Commissione per il Paesaggio avesse espresso pareri sospensivi suggerendo, tra le altre cose, una riduzione dell’altezza tramite piani interrati, il Responsabile del Servizio Territorio e Ambiente ha precisato che tali suggerimenti riguardano la morfologia edilizia e non l’impianto del Piano Attuativo. Pertanto, l’adozione del piano (che definisce parametri, cessioni e oneri) è potuta proseguire in Giunta, rinviando il dettaglio architettonico e la valutazione definitiva dell’altezza alla fase del rilascio del titolo abilitativo a costruire (Permesso di Costruire), dove la Commissione per il Paesaggio sarà nuovamente interpellata.
In sintesi, la Giunta ha potuto adottare il piano poiché esso si è limitato ad applicare una facoltà (la deroga) già contenuta nel quadro normativo deciso dal Consiglio Comunale con l’approvazione del PGT.
Criticità residue
Nonostante le misure di mitigazione proposte, permangono criticità ambientali residue.
Consumo di suolo
Nonostante il progetto rivendichi una riduzione del consumo di suolo rispetto alle potenzialità del PGT, si assiste alla trasformazione permanente di circa 5.4 ettari di suolo agricolo libero in superficie impermeabilizzata o edificata. La perdita della funzione agricola e della permeabilità naturale è un impatto irreversibile non annullato dalla creazione di aree verdi ornamentali.
Consumo di acqua
La documentazione non specifica ancora i volumi d’acqua necessari per il raffreddamento. È un’omissione critica, poiché la Città Metropolitana ha rilevato che la valutazione non può limitarsi all’invarianza idraulica (scarichi) ma deve includere l’impatto dei prelievi sulla falda. La domanda idrica residua resta una passività ambientale significativa.
Inquinamento del suolo
Le indagini ambientali (settembre 2024) hanno rilevato superamenti dei limiti di contaminazione (CSC) alcuni superamenti dei valori di Concentrazione Soglia di Contaminazione (CSC) per siti ad uso verde/residenziale, di cui alla colonna A della Tab. 1 dell’allegato V alla parte IV del D.lgs. 152/2006, nei campioni T4 (0-1 m), T5 (0-1 m), T9 (2.5 m), relativamente ai parametri Arsenico e Piombo. Pertanto, un eventuale utilizzo del sito con destinazione d’uso da verde/residenziale potrà avvenire solo a seguito di un adeguato intervento di bonifica, ai sensi dell’art. 242 del D.lgs. 152/2006, finalizzato a raggiungere i valori di CSC indicati nella Tab.1, Col. A, All. 5, Titolo V, parte Quarta, del D.Lgs. 152/2006 per i contaminanti riscontrati sull’area.
Inquinamento dell’aria
Il progetto prevede gruppi elettrogeni di emergenza a gasolio. La criticità residua riguarda le emissioni di ossidi di azoto (NOx), monossido di carbonio (CO) e polveri sottili (PM10) durante i test periodici e le attivazioni in caso di blackout. Tale contributo emissivo si inserisce in un’area (Agglomerato di Milano) già in procedura di infrazione per la qualità dell’aria.
Inquinamento dell’acqua
La gestione delle acque di prima pioggia e di dilavamento dai piazzali (potenzialmente inquinate da idrocarburi e metalli) è demandata a impianti di trattamento a monte degli invasi. La criticità residua riguarda il rischio di malfunzionamento di tali sistemi o di sversamenti accidentali in un’area a vulnerabilità dell’acquifero classificata come “elevata/media”.
Mutamenti climatici
Il data center è un grande emettitore di calore. Sebbene si prevedano fotovoltaico e parziali ombreggiamenti, la struttura contribuisce alla domanda energetica globale e alle emissioni indirette di CO2.
Biodiversità
Il progetto si colloca a soli 400 metri da elementi di primo livello della Rete Ecologica Regionale (RER). La criticità residua è la frammentazione del mosaico ecologico. L’introduzione di un edificio di 20 metri e di illuminazione artificiale notturna può creare un “effetto barriera” e disturbare la fauna locale (avifauna, anfibi, chirotteri) che utilizza i corridoi ecologici del Parco delle Groane.
Isole di calore e irraggiamento solare
L’immensa superficie coperta (23 172 mq) e i piazzali asfaltati, nonostante l’uso di pavimentazioni drenanti in alcune zone, alterano l’albedo locale. La criticità residua è l’assorbimento dell’irraggiamento solare da parte delle pareti prefabbricate e delle coperture tecniche, che genera un microclima più caldo rispetto allo stato agricolo precedente, contrastato solo parzialmente dalla vegetazione mitigativa.
Nella documentazione non sono presenti dati quantitativi sull’incremento della temperatura locale dell’aria indotto dal calore sensibile rilasciato dall’infrastruttura tecnologica.
I documenti evidenziano che il progetto paesaggistico prevede soluzioni di ombreggiamento e rinverdimento pensate specificamente per mitigare l’effetto isola di calore su tutte le superfici pavimentate. Nello specifico, si stima che la messa a dimora del corredo verde e la presenza di aree inerbite determineranno una riduzione delle temperature superficiali estive su parcheggi e piazzali pari a -3°C ÷ -5°C.
Rumore proprio del Data Center
Nelle normali condizioni di funzionamento (ossia senza blackout che richiedano l’accensione dei generatori di emergenza), l’impatto acustico del data center è limitato esclusivamente ai sistemi di raffreddamento posizionati all’esterno dell’edificio. È prevista l’installazione di 63 chiller posizionati sulla copertura dell’edificio, caratterizzati da un funzionamento continuo H24. Il modello ipotizzato a livello di progetto è il Vertiv NIZ1707. Ai fini dei calcoli modellistici cautelativi (ipotizzando tutte le macchine accese contemporaneamente al 100% della loro capacità), è stato considerato un livello di potenza sonora massimo pari a 94 dB(A) per il periodo diurno e 89 dB(A) per il periodo notturno (prevedendo un funzionamento depotenziato/silenziato nelle ore notturne). Per rispettare i limiti acustici, sulla copertura dell’edificio saranno installate barriere antirumore cieche composte da pannelli sandwich microforati con coibentazione interna in lana di roccia ad alta densità. Le barriere avranno un’altezza minima di 4.5 metri per l’intero sviluppo e caratteristiche prestazionali elevate (potere fonoisolante ≥ 30 dB e coefficiente di assorbimento acustico a ≥ 0.95. La modellazione tridimensionale (eseguita con software SoundPLAN 9.1) dimostra che la rumorosità emessa e immessa a pieno regime risulterà pienamente conforme ai limiti di emissione ed immissione stabiliti dalla Zonizzazione Acustica del Comune di Cesate, che colloca l’area di progetto in Classe 5, ma presenta ricettori residenziali limitrofi in Classe 2 e Classe 3:
- RF (Via Umberto Giordano – zona residenziale): Livello di emissione degli impianti modellato a 37.1 dB(A) nel periodo notturno, rispetto a un limite regolatorio di classe ≤ 50 dB(A);
- RG (Cascina Selva – zona residenziale): Livello di emissione modellato a 40.0 dB(A), limite ≤ 45 dB(A);
- RH (zona residenziale): Livello di emissione modellato a 38.2 dB(A), limite ≤ 50 dB(A);
- RI (zona residenziale): Livello di emissione modellato a 36.1 dB(A), limite ≤ 50 dB(A).
Il criterio differenziale di rumorosità notturna e diurna è stato dichiarato non applicabile in quanto i livelli ambientali simulati presso i ricettori sono ampiamente inferiori alle soglie minime di applicabilità previste dalla legge.
Gruppi elettrogeni di emergenza
La potenza termica complessiva stimata di tutti i sistemi di emergenza installati è superiore a 300 MW termici. Il progetto prevede l’installazione di 48 gruppi elettrogeni posizionati in un piazzale impianti esterno scoperto (piazzale MEP) al piano terra, sul fronte sud del comparto. La documentazione fornita non riporta alcuna stima quantitativa del consumo annuo di gasolio, né la relativa conversione in tonnellate o chilogrammi di CO2 rilasciati in atmosfera. I documenti si limitano a prescrivere che, in fase di rilascio dei successivi titoli edilizi abilitativi, dovrà essere redatto uno studio specialistico di modellistica diffusionale per valutare la ricaduta al suolo degli inquinanti emessi dai generatori (ossidi di azoto NOx, monossido di carbonio CO e polveri sottili). Per un confronto emissivo di segno opposto, viene stimato che il corredo verde di mitigazione (219 alberi maturi) sarà in grado di assorbire a regime circa 3-5 t di CO2 all’anno.
L’attivazione dei generatori a pieno regime avviene esclusivamente in caso di blackout o guasto improvviso della rete elettrica per supportare l’intero carico critico delle sale dati.
I test periodici di funzionamento seguiranno un rigido piano di limitazione temporale per ridurre il disturbo: sarà consentita l’accensione di un solo gruppo elettrogeno alla volta al giorno, per una durata limitata nel tempo ed esclusivamente durante il periodo diurno e nelle ore centrali della giornata.
Lo studio acustico previsionale ha trascurato il contributo di rumorosità dei generatori, poiché nella attuale fase progettuale non sono ancora disponibili i dati acustici reali delle macchine fornite dai costruttori.
Per mitigare l’impatto acustico, i generatori saranno tassativamente installati in versione silenziata (provvisti di box insonorizzanti e di silenziatori fonoassorbenti sulle marmitte di scarico) e schermati perimetralmente da una barriera acustica perimetrale fonoassorbente dedicata.
Trasporti
Sebbene lo studio viabilistico definisca l’impatto “sostenibile”, permangono criticità residue legate al traffico di mezzi pesanti durante la lunga fase di cantiere e ai flussi generati per la manutenzione straordinaria degli impianti tecnologici, che graveranno sulla rotatoria di via Scarlatti.

