“Ora occorre passare alla fase 2 delle politiche antinquinamento: non basta migliorare i motori, bisogna ridurre il traffico stradale”
Meno movimenti di auto e camion, più bici e treni: non ci sono altre ricette per la terapia antismog
Il 2009 è stato l’ennesimo anno irrespirabile nei capoluoghi lombardi: tutte le città della nostra regione infatti hanno ampiamente superato il limite dei giorni di sforamento di polveri sottili. A guidare la classifica con il maggior numero di sforamenti è Mantova, che risente dell’inquinamento del polo petrolchimico e per ben 126 giorni è stata oltre i limiti, seguono Milano e Pavia con, rispettivamente, 108 e 100 giornate da incubo per i polmoni. Questi alcuni dei dati contenuti nel dossier Mal’Aria di città che Legambiente ha presentato oggi e con cui ha aperto la campagna annuale sull’inquinamento atmosferico. E per sensibilizzare le istituzioni, l’associazione ha messo in scena una singolare forma di protesta: per tutto il giorno sono comparse delle mascherine antismog sui manichini dei negozi presenti lungo le vie dello shopping milanese. Vetrine antismog, questo il nome dell’iniziativa con cui Legambiente chiede al comune di Milano un impegno drastico sul fronte della lotta all’inquinamento e al traffico, a partire dal rilancio di Ecopass e dalla rinuncia al tunnel autostradale.
Milano a parte, è l’intera Lombardia ad ottenere un triste primato: tutti i capoluoghi hanno trovato spazio nella classifica delle città più inquinate d’Italia, non c’è scampo per i polmoni dei cittadini. Il 2009 è stato un anno difficile anche per le concentrazioni di ozono e la Lombardia si aggiudica la maglia nera a livello nazionale anche in questo caso perchè su 10 città che misurano questo gas nocivo per la salute, nove hanno superato ben oltre le 25 volte il limite di legge di 120 microgrammi per metro cubo. La peggiore Lecco con ben 70 giorni di superamento, seguono Mantova (68 giorni), Brescia (60) e Milano (51). Nelle grandi città la principale fonte di inquinamento rimane il trasporto stradale che a Milano produce circa il 60% delle polveri sottili e degli ossidi di azoto.
“La deindustrializzazione e il miglioramento dei motori hanno prodotto grandi miglioramenti per inquinanti come il benzene e gli ossidi di zolfo e di azoto, ma per le polveri sottili e l’ozono estivo da almeno un decennio la situazione è stazionaria – rileva Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia – ormai è chiaro che per questi pericolosi inquinanti non può esserci ulteriore riduzione se non si affiancheranno alle misure antismog quelle di riduzione del traffico: meno auto e mezzi pesanti, più biciclette e mobilità collettiva. E’ una ricetta semplice, ma bisogna crederci davvero”.
Ma l’associazione del cigno su questo punto non registra nessun avanzamento: “Non c’è politica credibile contro l’inquinamento – prosegue Di Simine – in una regione in cui i mezzi pubblici sono da terzo mondo, le misure di riduzione del traffico privato avanzano a passo di gambero, si progettano ovunque nuove autostrade, persino nel cuore di Milano”.
I quattro capoluoghi della Bassa, insieme a Milano e Brescia, sono fuori legge non solo per le giornate di superamento, ma anche per quanto riguarda le concentrazioni medie annue. Il picco più alto spetta alla centralina di Mantova di via Ariosto, la più vicina al polo petrolchimico. I dati di Milano sono ormai pressoché livellati, segno evidente che “l’effetto Ecopass”, in mancanza di una estensione della misura, già nel corso del 2009 si è molto affievolito. Una situazione migliore è quella dei capoluoghi pedemontani, in particolare Varese, Como, Lecco e Sondrio, ‘sottovento’ rispetto alle correnti dominanti che spingono le masse d’aria inquinate della metropoli milanese in direzione sud-est.
L’Ufficio stampa Legambiente Lombardia Mario Petitto

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