Cantoni alle battute finali, da dove siamo partiti

La vicenda del destino dell’area dismessa Cantoni è alle ultime battute. Per capire perché è importante e quali sono i nodi aperti riassumiamone la storia

Il Pozzo Parini

È un pozzo pubblico di Saronno. Nel 2009 una mamma di una scuola elementare posta a fianco del pozzo scopre che le acque prelevate mostrano concentrazioni di percloroetilene (PCE) prossime e a volte superiori ai limiti (10 µg/lt). In realtà il fenomeno era vecchio di 30 anni e sostanzialmente mai pubblicizzato

Concentrazioni di PCE nel tempo in scala logaritmica
Concentrazioni di PCE nel tempo in scala logaritmica

Segue una mobilitazione dei genitori e pubbliche assemblee con centinaia di persone.  Il commissario prefettizio, le elezioni del 2009 avevano dato sindaco di centrosinistra e maggioranza di centrodestra e il consiglio comunale era stato sciolto, fa quattro cose:

  • Il pozzo viene chiuso temporaneamente
  • Viene data comunicazione formale alla Provincia ai sensi dell’art 244
  • Viene progettato un intervento di risanamento del pozzo con incamiciatura (chiusura) del prelievo in prima falda. L’intervento sarà effettuato l’anno successivo e permetterà la riapertura del pozzo anche se con ancora presenza di percloroetilene e saltuari superamenti del limite
  • Viene dato incarico ad uno studio professionale, Studio Ghezzi, per individuare l’origine della contaminazione. Lo studio individua, pur con dubbi e distinguo dovuti alla scarsità dei punti di controllo disponibili, come potenziale origine l’area ex Cantoni (mappa) posta a circa 1,5 km a monte in direzione di falda

Indagini della Provincia

Compito della provincia è individuare l’origine della contaminazione (nel nostro caso il Pozzo Parini

Articolo 244 D.LGS 153/06
1. Le Pubbliche amministrazioni che nell’esercizio delle proprie funzioni individuano siti nei quali accertino che i livelli di contaminazione sono superiori ai valori di concentrazione soglia di contaminazione, ne danno comunicazione alla Regione, alla Provincia e al Comune competenti.
2. La Provincia, ricevuta la comunicazione di cui al comma 1, dopo aver svolto le opportune indagini……..

Per i relativi studi può chiedere un finanziamento regionale che attinge da apposito fondo (in teoria a rotazione, se individuato il responsabile deve risarcire le spese)
La regione per attribuire i fondi fa apposito bando e relativa graduatoria.
La Provincia di Varese, ricevuta la comunicazione del Commissario prefettizio, fa effettuare ad Arpa indagini sui punti di prelievo disponibili  ma anche queste , per mancanza di punti di controllo tra l’area Cantoni ed il Pozzo Parini si rivelano non conclusive.
La Regione Lombardia emette il bando per l’assegnazione dei fondi nel 2012 e assegna i fondi nel 2013.

R. L. assegna alla Provincia di Varese 150.000 euro per gli studi sugli organoclorurati (il Percloro etilene) in Comune di Saronno

La Provincia presenta un piano di lavoro con cadenze temporali. Viene prevista (fase 1 pag IV) la realizzazione di tre piezometri di cui 1 a monte e due a valle dell’area cantoni nel corso del 2014

Alcune indagini sono state fatte ma I piezometri non sono stati tutt’oggi realizzati.

Indagini sull’area Cantoni

Parallelamente ma in modo formalmente indipendente dalle indagini del punto precedente è cominciata l’indagine sull’area ex Cantoni. Si trattava di indagine preliminare finalizzata a verificare la contaminazione del sito ai fini del cambio di destinazione d’uso.
Nel 2012 viene svolta l’indagine preliminare sull’area ex Cantoni. L’indagine viene svolta sulla base di indagine storica che escludeva l’utilizzo di solventi clorurati all’interno dell’area e non è finalizzata alla ricerca di questi.

A seguito di questa indagine preliminare e ad alcuni superamenti dei limiti per metalli pesanti e idrocarburi viene presentato il piano di caratterizzazione nell’ottobre 2012
Il Piano è ancora basato sull’esclusione di qualsiasi utilizzo di percloroetilene. Viene solo accennato al problema della presenza di clorurati ma attribuiti a origini esterne. Viene comunque proposto il monitoraggio della falda mediante 4 piezometri profondi 40 metri .
Il piano è approvato dalla conferenza dei Servizi (Provincia e Comune – le indagini sul pozzo Parini erano in corso ma evidentemente la mano destra non sapeva quello che faceva la sinistra)

Nel luglio 2013 La Commissione Acqua del Comune, commissione mista consultiva del Comune a supporto degli interventi di risanamento, analizza la documentazione agli atti del comune e scopre che dal 1973 al 1980 esistevano impianti, denominati RIMAR, con relativa distillazione in cui veniva utilizzato percloroetilene.
Il comune il 18 luglio segnala la cosa alla Provincia e chiede che l’indagine venga integrata/modificata. Non vi è riscontro formale e l’indagine continua nella programmazione originale.

Gli esiti dell’indagine vengono presentati nel novembre 2013 e mostrano comunque una marcata differenza tra il valore tra i piezometro a monte e quello a valle dell’area ex RIMAR (1 a monte contro 20-30 a valle)

Nel giugno 2014 la Conferenza dei servizi impone un supplemento di caratterizzazione ed in particolare per il percloroetilene l’indagine del terreno nell’area ex Rimar e la realizzazione due piezometri profondi (80 metri)

Veniamo all’oggi

I risultati sono presentati a fine dicembre 2014 e in sintesi mostrano

  • Presenza significativa di contaminazione nell’area ex RIMAR
  • Confermano il gradiente tra monte e valle nei piezometri superficiali che a questo punto può essere ricondotto con certezza alla contaminazione dell’area ex RIMAR
  • Mostrano sostanziale assenza di contaminazione nei piezometri profondi

Il terzo dato è “strano” sia in sé, il percloroetilene è più pesante dell’acqua e tende a viaggiare in prevalenza negli strati più profondi, sia per alcune incongruenze.

Le conseguenze non sono irrilevanti. Se questi dati sono considerati affidabili l’inquinamento, che comunque c’è, sarebbe limitato e superficiale e difficilmente la causa principale dell’’inquinamento del Pozzo Parini. La bonifica avverrebbe su un’area limitata con tempi e costi limitati.
Totalmente diverso il caso se i risultati di tali prelievi non fossero attendibili, l’intervento di bonifica avverrebbe su un’area più ampia e con costi e tempi più elevati in caso contrario.

Ora una risposta certa la potrebbero dare i piezometri, ne basterebbe uno immediatamente a valle dell’area, già finanziati dalla Regione e programmati dalla Provincia e inspiegabilmente non ancora realizzati.

E’ quindi necessario che tale piezometro sia realizzato prima di prendere qualsiasi decisione in merito.

 

 

Fotografie di di Stefano Banfi, Lorenzo Caimi e Riccardo Schiavo.

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